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Un pensiero sul capitalismo relazionale

Scritto da:

Benedetta Pisani

Stamattina mi sono svegliata con calma, come non succedeva da tanto tempo. La sveglia si è palesata alle 7 e io l’ho impunemente messa a tacere. Alle 8.30 apro gli occhi e guardo il telefono, pessima abitudine. È il 14 febbraio, un giorno qualunque. E come ogni giorno qualunque, ascolto un podcast e preparo la colazione. Apro la cartella “Nuovi episodi” di Spotify, scorro un po’ per cercare le voci che sapevo già mi avrebbero fatto compagnia quella mattina. Le imperdibili Alessandra Fraissinet e Lisa Sirignano di “Ti leggiamo una femminista”, raccontano La zoccola etica di Dossie Easton. 

Che cosa vuol dire essere una zoccola etica? In breve e riprendendo le loro parole, significa avere un atteggiamento sesso-positivo e dare il permesso a se stessa e alle altre persone di esplorare i propri desideri senza vergogna. Non ha nulla a che fare con la quantità di sesso che fai, ma riguarda l’approccio non giudicante che si sceglie di avere. Significa voler ribaltare la narrazione negativa di chi si discosta dalle dinamiche relazionali monogame “tradizionali” e rivendicare in modo positivo la parola “zoccola”, utilizzato come offesa ovviamente solo contro le persone socialmente riconosciute come donne.

Poi, Lisa parla di un concetto che sembra esprimere esattamente quello che da due anni porto in terapia, seduta sulla poltroncina verde ad alternare voli pindarici femministi a disperati pianti di rimpianto. Anarchia relazionale. “Un modello che vuole riscrivere le regole su cui si fonda la mono-normatività, abbattendo il concetto di gerarchia relazionale e lasciando spazio a tutte le relazioni che instauriamo nel corso della nostra vita e che siamo socialmente portate a considerare di serie B”. Io alla mia psicologa, più banalmente dico: “Io amo i miei amici. Come è possibile che mi basti amare i miei amici?”, o ancora “Mi piace fare sesso con sentimento, anche se non sono innamorata. Perché non mi innamoro?”. 

Prima di partire con il pippone femminista sulle responsabilità della società e sul condizionamento culturale che ha operato nel nostro modo di vivere e percepire le relazioni umane (periodo da leggere rigorosamente in apnea), rimango sul piano delle responsabilità personali delle zoccole etiche. Come spiega molto bene Alessandra nel podcast, “le zoccole etiche si assumono la responsabilità dei sentimenti che provano. Nessuna persona può instillare in noi un’emozione che non fa già parte di noi”. E assumersi la responsabilità del proprio stato emotivo significa riuscire a comunicare i propri bisogni, senza paura che questi non soddisfino le aspettative altrui. Riuscire a stabilire i propri limiti, per proteggere noi e le persone con cui ci relazioniamo. Riuscire a esprimere e chiedere consenso, con trasparenza e senza dare nulla per scontato (non solo nella sfera sessuale, ma in qualsiasi ambito che implichi un’interazione). Le regole vengono stabilite da chi sta dentro la relazione, da chi la vive non da chi la guarda da fuori.

È giunto il tempo del pippone, che sarà breve contro ogni previsione: il contesto socio-culturale in cui cresciamo determina inevitabilmente la percezione valoriale che abbiamo delle relazioni umane. La storiella dell’anima gemella, dell’altra metà che ti completa, del principe azzurro che ti salva da ogni turbamento, ci ha convinte che la vita acquista veramente significato solo quando si ha una relazione romantica esclusiva, monogama e eterosessuale. E che essere single è solo una fase, che “poi passa, non ti preoccupare”. E mentre aspettiamo, le altre relazioni non ascrivibili a questa categoria passano in secondo piano. Tutte le energie sono impiegate nella ricerca dell’amore o nell’attesa che questo arrivi. 

Per chiudere, riprendo il discorso sull’anarchia relazionale, perché mi piace. Perché, in altre parole, è uno sprono a scardinare le dinamiche di potere che ci vogliono convincere della fragilità della solitudine. Uno sprono a recuperare la cura, la gentilezza, la comunicazione e la consensualità in tutte le relazioni umane, non solo in quelle sentimentali. A restituire valore, significato e impegno anche nelle relazioni esclusivamente sessuali. A porre dei limiti di tutela in ogni relazione, anche in quelle lavorative. Se l’anarchia relazione significa avere cura di se stesse e delle persone con cui interagiamo, io ci vorrei tutte anarchiche.

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